La giornata Mondiale del Diabete viene celebrata in tutto il mondo il 14 novembre di ogni anno ed è stata istituita nel 1991 dall’International Diabetes Federation e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Il suo scopo è quello di informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sul diabete, patologia grave e diffusa soprattutto nella forma che colpisce soggetti adulti obesi (diabete tipo 2) e che può essere prevenuta e curata grazie ad un corretto stile di vita e con semplici interventi farmacologici. In Italia l’evento è organizzato dal 2002 grazie al supporto volontario di medici e infermieri diabetologi, dietisti, associazioni dei pazienti ed altri operatori sanitari.

Per la prima volta lo scorso anno, la prof.ssa Renata Lorini, Presidente della Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP), ha deciso di celebrare, ogni anno, anche una giornata Nazionale del Diabete Mellito nel bambino per informare e sensibilizzare l’opinione pubblica su questa forma di diabete (diabete tipo 1) meno frequente , meno conosciuta e molto spesso confusa con il diabete tipo 2.

La cultura in campo medico è sempre più patrimonio comune?
Forse, ma in tema di diabete le nozioni più diffuse sono ancora frammiste a luoghi comuni.

“Alcuni genitori mi chiedono quanti dolci ho dato da mangiare a mio figlio, per provocargli il diabete, ed io mi sento a disagio, in colpa, anche se so che questo non è vero !” (Anna, mamma di Riccardo, esordio del diabete all’età di 4 anni).

È credenza diffusa, ancor oggi tra la popolazione generale, che l’aver mangiato troppo zucchero sia l’unica causa del diabete!

Il Diabete mellito di tipo 1 è molto meno frequente del Diabete tipo 2 e quasi sempre viene confuso con quest’ultimo che, data la sua grande diffusione, quasi tutti conoscono.

Si conoscono due forme principali di Diabete, il Diabete mellito di tipo 1 e il Diabete mellito di tipo 2.

Il Diabete mellito di tipo 1 rappresenta la malattia cronica più frequente dell’infanzia. È una malattia autoimmune, dovuta alla carenza di insulina che non viene prodotta dalle cellule beta del pancreas, progressivamente distrutte dal sistema immunitario che le attacca come fossero agenti esterni da eliminare, come virus e batteri. Le cause non sono ancora conosciute. L’incidenza del diabete di tipo 1 è, per motivi ignoti, in costante aumento, risultando più che raddoppiata in Europa nel corso degli ultimi 30 anni
  • Insorge prevalentemente in età pediatrica, più frequentemente in due fasce di età, tra i 5 e i 7 anni ed in epoca puberale tra i 10 e 14 anni. Per questo motivo è il tipo di diabete che si riscontra quasi esclusivamente tra gli allievi di una scuola.
  • È stato osservato un significativo incremento dell’incidenza nei primi cinque anni di vita. Questa progressiva anticipazione dell’età di comparsa fa sì che i casi nei quali il diabete si manifesta prima dei 5 anni rappresentino il 25% di tutti casi di malattia.
  • L’ereditarietà ha un peso poco rilevante.
  • La cura richiede, invariabilmente e per tutta la vita, tre o quattro iniezioni giornaliere di insulina, o la somministrazione continua di insulina con microinfusore, per mantenere i valori del glucosio nel sangue entro i limiti il più possibile vicini a quelli fisiologici
Il Diabete mellito tipo 2 è dovuto inizialmente a un ridotto effetto dell’insulina, non alla sua mancanza. Le cellule pancreatiche, in questo caso, producono inizialmente una quantità di insulina superiore alla norma.
  • La predisposizione ereditaria ha una influenza rilevante.
  • Interessa soprattutto persone adulte obese.
  • Lo sviluppo di questa forma di diabete è influenzato da vari fattori, tra cui l’aumento del peso corporeo e la ridotta attività fisica
  • Per la cura sono necessari sia interventi sulle abitudini di vita, sia farmaci per via orale; l’impiego dell’insulina può essere necessario secondariamente, se non si ottiene una normalizzazione della glicemia con le terapie iniziali.

La malattia cronica in un giovane…“……dottoressa potrà guarire?”

Spesso anche un evento drammatico, ma a rapida risoluzione, suscita meno apprensione di una condizione che si intuisce possa durare tutta la vita.

La malattia cronica, anche quella meno invalidante, crea comunque difficoltà e disagi negli individui affetti.

Anche il diabete tipo 1 crea delle difficoltà a chi ne è affetto. Gli orari dei pasti e delle iniezioni di insulina seguono un loro ritmo, abbastanza preciso, che deve essere conciliato con gli impegni scolastici e con la quotidianità, rendendo di fatto la giornata di un giovane con diabete diversa da quella dei coetanei.

L’aggettivo “cronica” rivolta ad una situazione morbosa ha un che di definitivo, sembra recidere il filo della speranza, e respingere nel mondo dell’immodificabile l’evento.

Il medico, dovrebbe utilizzare questo aggettivo, nella comunicazione della diagnosi ai genitori, nel modo più rasserenante possibile, sottolineando che prendere cronicamente dei farmaci e modificare alcune abitudini di vita non esclude la possibilità di una vita di relazione ricca e serena.